venerdì 2 novembre 2012

Regina

La nonna la sapeva lunga e aveva anticipato i tempi. Io da piccola ero very very schizzinosa [leggi choosy].
Ai tempi delle lunghe tavolate, quelle invernali che profumavano di festa, da novembre a gennaio (tanto dura dalle mie parte il Natale), pretendevo i tovaglioli di seta, i bicchieri di cristallo, le posate d'argento, i vestiti rosa, i fermagli scintillanti, la carta igienica firmata. Sulla carta venivo accontentata, era firmata ma dallo spaccio dal quale si serviva mio nonno, operaio. Io la sventolavo felice per casa, mentre tutti ridacchiavano. Solo mia nonna mi prendeva sul serio e spiegava a familiari vicini e lontani che io ne avevo diritto, perchè mi chiamavo Donna Regina. Erano i tempi in cui la signora Colette dettava legge in fatto di galateo, ma non immaginavo che in fatto di suppellettili varie, andavamo scarsi.
Io, la regina , vivevo in un mondo tutto mio, dove l'amicizia e l'amore erano sentimenti che non si mettevano mai in discussione, dove la cucina era il regno delle donne, e gli addobbi delle feste erano l'occasione per radunare la famiglia, intorno ad un tavolo.Si pranzava, ma solo quando avevamo finito di sistemare cioccolate e  mandarini sull'albero.
E così, ogni novembre, puntuali, si risvegliano i ricordi di quando ero piccola.
Sarà che per questo non ho resistito e ho affibbiato a Molletta un nome regale.
-Molletta, ma lo sai che ti chiami come una regina?
-Nuuu mamma, io princifessa  piccula sono, la regina è vecchia.


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