giovedì 25 settembre 2014

La bambina col pigiamino giallo

Stamattina, nei dieci minuti necessari per raggiungere la scuola, pensavo a quanto siamo cresciuti in una sola settimana. Per noi, una nuova fase. E' iniziata la scuola. E con la scuola sono iniziate nuove riflessioni. Per mesi ho letto e cercato in rete esperienze simili alla nostra per arrivare al primo giorno con un minimo di preparazione psicologica. Parlo della mia preparazione di mamma, ovviamente. Lui, non appena si è seduto nel suo banchetto, mi ha guardata e mi ha chiesto perché piangessi, ma giuro che a parte una lacrima sfuggita da un occhio solo, ho mantenuto l'autocontrollo. E l'ho lasciato lì, un bacio lanciato al volo, una strizzatina d'occhio di complicità, una stretta al cuore carica di speranza. Che tu sia sereno sempre in questo percorso, amore mio!
Quanto sei diverso di me, questo ancora mi spaventa un pochino. 
Tu, instancabile ipervivace con la voglia di fare e fare, sempre. Io, un soprammobile, sempre. Di quelli che piazzi su un comò e lì restano, per fare un esempio. 
Tu così disattento, io cosi attenta a tutto, in silenzio.
Tu così socievole, io così asociale. 
Tu così menefreghista verso l'autorità, io così timorosa di dio.
Tu così allegro come un fringuello, Io così imbronciata.
Tu così "faccio io, ho detto che faccio io", io così "ma si, fate voi e aiutatemi, se potete".
Tu così ipersensibile, io anche. Anzi no. Proprio mentre eri lì seduto nella tua classe, pensavo che quello che si dice sulla scuola non è che sia proprio tanto banale. 
La scuola è una palestra di vita. 
Ora, tralasciando tutto ciò che ruota attorno all'apprendimento, mi sono resa conto di quanto quei primi anni di vita abbiano contribuito a formare il mio carattere. 
Io, buonista di natura (così dicono quelli che mi conoscono bene), almeno una volta sono stata una grande stronza. Si, proprio così, alle elementari. 
Sono pochi i ricordi che affollano la mia mente, ma questo, in particolare, brucia ancora. 
Io e la mia compagna di banco, insieme, nell'ambulatorio della scuola. 
Quello che so è che lei, sotto i pantaloni, aveva un pigiamino giallo. Quello che so è che piangendo lei mi pregò di non dire niente a nessuno dei compagni, che già l'avevano presa di mira. L'ho tradita, e quello sguardo rigonfio di lacrime è stata una pugnata al cuore. Avevo sette anni e in quell'attimo , per la prima volta, mi sono sentita una stronza. Una bambina cattiva. E in fondo, ancora adesso, ho paura di ferire il prossimo, almeno consapevolmente. 
Il sentimento del rispetto per me ha un colore. E' giallo. Come il pigiamino di S., la compagna della sezione B.

2 commenti:

  1. Anche io ho un ricordo simile delle elementari... Anche io mi sono sentita stronza... Mi chiedevo, ma perché aveva un pigiamino? Lo aveva dimenticato oppure per il freddo, o cosa? E' solo curiosità... Per il resto spero che piano piano tu inizi a pensare a quel gesto come una cosa normale, da bambini, perché eri appunto una bambina e non puoi non perdonarti una cosa del genere...

    Maira

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  2. maira si, penso per il freddo ma la storia è un pochetto più triste...

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